Buongiorno a tutti, ho avuto l'occasione di leggere recentemente dei libri interessanti del periodo anni 20-30 di cui vi illustrerò successivamente delle pagine che troverete nel volume I della serie di 3 volumi editi dal C.E.N. di Roma nel 1968 di Mino Cadauna del "PROCESSO A MUSSOLINI" di cui vi riporto fedelmente il testo con alcuni omissis come da foto allegata.
Un testo di ricostruzione storica di fatti accaduti realmente in Alto Adige che ripropongono certe tensioni ancora presenti sia pure in forme diverse ma che ritengo degno di nota come le cose non sono cambiate e non vogliono cambiare per colpa di chi vuole una vera separazione etnica(quasi tutti i sudtirolesi in modo più o meno palese, secondo le note convenienze!) in un contesto mondiale ed europeo multiculturale, multirazziale e multilingue!
PREFAZIONE
AGLI AMICI LETTORI
Il nostro affettuoso rapporto, ormai di vecchia data, cominciò felicemente con "Il figlio del fabbro", la prima biografia senza incenso e senza veleno di Benito Mussolini, l'uomo più esaltato e vilipeso di questo secolo. Essa valse, credo, a ridimensionare un personaggio di cui non è difficile prevedere la miracolosa sopravvivenza nella memoria degli anziani e nel legittimo desiderio di sapere dei giovani.
In questo mio nuovo libro, sono partito da una ipotesi stravagante soltanto in apparenza: sottrattosi alla cattura dei partigiani, nell'allucinante aprile del 1945, Benito Mussolini cade prigioniero degli alleati, dopo l'estrema battaglia combattuta nella ridotta della Valtellina, e viene quindi sottoposto ad un processo formalmente "regolare".
La verità storica è, ovviamente, diversa. L'invenzione iniziale mi ha, tuttavia, consentito di riesaminare nello stile essenziale di un dibattimento giudiziario, la figura e l'opera dell'Italiano al quale fu negato, nella fase terminale della sua tumultuosa epopea, quel diritto alla difesa che, in ogni paese civile, è riconosciuto a qualunque essere umano.
Essa non si esaurisce pertanto in se stessa, come succede quasi sempre alle bugie letterarie, ma da il "via" ad un processo politicamente chiarificatore ed umanamente verosimile. Esso ha termine allorché i giudici si ritirano, per deliberare, in camera di consiglio-
E non poteva essere diversamente.
Di condanna o di assoluzione, la sentenza dovrete essere voi a formularla: nel segreto della vostra serena coscienza, senza mai indulgere alle tentazioni dell'odio e della pietà.
Da pag. 431, Volume I, Processo a Mussolini, autore Mino Cardauna, Roma, 1968.
La seconda imputazione discussa oggi è analoga alla precedente: l'essere ricorsi alla forza per impedire ai filotedeschi di Bolzano un referendum dell'Alto Adige all'Austria, causando in una serie di disordini due morti e il ferimento di un centinaio di persone.
Dopo la lettura del capo d'accusa, si alza subito Mussolini per rispondere:
- Anche per i fatti di Bolzano potrei limitarmi a ricordare che l'inchiesta assodò che la provocazione partì dai tedeschi, con lancio di bombe e sparo di rivoltelle, per cui la rappresaglia fascista fu pienamente giustificata. Ma questo significherebbe voler chiudere gli occhi dinanzi alle responsabilità. Desidero leggere alla Corte quello che io scrissi il 26 aprile, dopo i conflitti più gravi:
"Nessun meglio di noi fascisti e con più veggenza ha levato la voce per tempo per prevenire conflitti di carattere nazionale nell'Alto Adige. La politica di Nitti prima, e quella di Giolitti poi, pareva ansiosa di provocare il fatto di sangue. L'odierno episodio di Bolzano, non è da mettersi a carico dei fascisti né a carico dei pangermanisti, bensì a carico della politica di viltà praticata lassù da due anni. I tedeschi rispettano l'autorità che si afferma col comando irrevocabile, e la forza che non si piega. La blandizia e il menimpipismo sono stati perciò legittimamente interepretati come viltà e debolezza, se non pure aperto invito a strafottersi dell'Italia, a moltiplicare dimostrazioni antitaliane e ritenere per vero il distacco dall'Italia".
La vittoria italiana - prosegue - aveva portato il tricolore italiano - segue a pag. 432 - al Brennero. Era quello il confine raggiunto a prezzo d'immensi sacrifici di popolo, per il quale il dante, Mazzini, Battisti e i cinquecentomila morti della prima guerra mondiale avevano commesso ai vivi il compito di difenderlo ad ogni costo. Ma le autorità italiane, dall'armistizio in poi, avevano svolto una politica di asservimento al pangermanesimo, politica che aveva portato ad una situazione vergognosa quanto assurda, che costituiva un insulto e una offesa continua e organizzata a quanto è prestigio e dignità italiana. Il governo faceva reprimere ad ogni costo tutte le manifestazioni d'italianità, e non quelle tedesche e antitaliane, che facevano risuonare per le vie di Bolzano canti e inni tedeschi...
.....omissis....
- Può essere dimostrata l'esistenza e l'attività di una organizzazione irredentista filotedesca in Alto Adige?
- Certamente, e può essere utile rifarne la storia - risponde il difensore del duce. - Fin dalla dominazione imperiale austriaca nel Trentino, contro l'irredentismo italiano erano state costituite quattro associazioni: il Schulverein, che istituiva scuole tedesche nei centri italiani; l'Alpenverein, che fabbricava rifugi e promuoveva gite turistiche allo scopo di far conoscere ai tedeschi il trentino e zone di confine; il Sudmark, che creava delle vere oasi tedesche, facilitando l'immigrazione con prestiti e sovvenzioni; infine il Volksbund, che estendeva la propaganda fra i contadini.
"Queste associazioni furono sciolte dopo l'occupazione italiana del Trentino, ma esse si fusero nella Andrea Hofer Bund, il cui programma era la rivendicazione del Tirolo fino alle chiuse di Salorno, come programma minimo, e sino alle chiuse di Verona, come programma massimo. La Andrea Hofer Bund ufficialmente agiva soltanto in Austria, ed infatti la sua sede era a Monaco; ma aveva istituito una filiazione a Bolzano, sotto il nome di Deutscher Verband in Sudtirol.
- Quali erano gli scopi di tale lega?
- Combattere con tutti i mezzi la penetrazione italiana in Alto Adige; mantenere vivi i focolai che l'Austria aveva creati a Lavarone, a Folgaria, in Val Farsena e di Fassa; soffocare i centri di italianità.
- Come poteva svolgere tale suo programma? - sostiene l'interrogatorio il Presidente.
- In vari modi - riferisce il conte Bernadotte . - Innanzitutto, boicottando sistematicamente ogni iniziativa economica e commerciale italiana, per mezzo della Camera di Commercio di Bolzano e dei vari municipi. Ma anche, più subdolamente, facendo mantenere ai loro posti, nei pubblici uffici e amministrazioni, gli impiegati del cessato regime austriaco fedeli alla casa degli Asburgo, e riassumere in servizio coloro che erano stati in un primo tempo licenziati; e ne proponeva addirittura dei nuovi di sentimenti tedeschi, importati dal Brennero. Anche questi aspetti dell'attività tedesca sono rigorosamente documentati. Grazie a queste aderenze, il Deutscher Verband era riuscito persino a far abolire le scuole italiane ed aumentare il numero delle scuole tedesche.
- Rimane da dimostrare - osserva MacFarlane - la dipendenza della Deutscher Verband dalla Andrea Hofer Bund.
- La colleganza è dimostrata dalle sovvenzioni che la lega riceveva dalla Andrea Hofer. Ma il Deutscher Verband traeva i suoi ricchi mezzi finanziari anche da sovvenzioni di industriali e commercianti, e da un canone sulle imposte addizionali che percepiva da tutti i comuni altoatesini.
- Come? - esclama il presidente, incredulo. - Era sovvenzionata dalle amministrazione italiane?
- Sì - conferma Bernadotte - ed il bello è che quei contributi venivano mascherati nei bilanci comunali sotto titoli diversi, quali " spese di ufficio per la tutela di interessi economici", "prestiti di guerra" o "successioni di credito". In tal modo la lega, ben organizzata e ben fornita, aveva raggiunto tale potenza da formare una Stato entro lo - prosegue a pag. 434 - Stato. I dirigenti della lega erano apertamente protetti a Trento dal Commissario Generale della Venezia Tridentina, il senatore Credaro, e a Roma dal sottosegretario Salata. Quello che ai filo-tedeschi non poteva essere concesso a Trento, era concesso a Roma. Credaro e saalata erano massonici, come il segretario della Deutscher Verband, Ernesto Mumelter, e i quattro dirigenti, che nelle elezioni del 15 aprile furono tutti eletti deputati: Toggenburg, Reuth-Nicolussi, Walter e Tinzl. Questo può spiegare molte cose...
...omississ ...
da pag 441
- Lo si è visto, infatti! - esclama l'organizzatore fascista. - Mi deste del pazzo quando vi avvertii che in quell'occasione sarebbe stato organizzato un referendum per l'annessione dell'Alto Adige all'Austria; ma vi doveste ricredere quando esponemmo nei negozi di trento le schede votate, da noi se questrate!
MacFarlane non si raccapezza, e deve chiedere chiarimenti:
- Spiegatevi, per favore: non risulta che sia stato mai indetto un plebiscito o qualcosa del genere.
- Fu infatti una vera pagliaccita dei tirolesi - risponde il rag. Crupi - il cui significato politico non poteva però essere ignorato. I tedeschi riuscivano sempre a fare in Alto Adige le stesse manifestazioni che si svolgevano oltre Brennero, mascherandole con altre cerimonie. Se era una festa nazionale austriaca, anch'essi facevano festa, improvvisando magri la festa ad un patrono. Quando in Austria venne celebrata una giornata di lutto nazionale per l'annessione della Venezia Tridentina, fecero una giornata di lutto nazionale anche i tirolesi, dicendo che era dedicata ai caudti in guerra: e così anche a Trento e Bolzano i negozi vennero parati a lutto e le vetrine furono drappeggiate con i colori giallo e nero. Il 24 aprile(1921) di quell'anno a Innsbruck veniva celebrata una giornata di protesta contro l'Italia: e lo stesso doveva avvenire anche a Bolzano, sia con un corteo, sia allestendo nella sale della fiera campionaria delle urne ove deporre le schede a favore dello stesso plebiscito di annesione che si solgeva a Innsbruck.
- Quindi, secondo lei, la Fiera aveva un secondo fine politico e antitaliano?
- Non secondo me, ma secondo i fatti. La fiera era un trucco e nient'altro.
- Non facciamo dei romanzi gialli - protesta Credaro. - I fascisti si allarmarono per una banda flokloristica ch sarebbe venuta a suonare alla fiera della Bavaria: una cosa perfettamente intonata alle tradizioni di quelle popolazioni. Ma si volle vedere in una banda qualcosa come un esercito di invasione
- Le intenzioni ostili degli organizzatori contro l'Italia erano evidentissime - insiste Crupi. - Innanzi tutto, ne comitato non era stato ciamato alcun rappresentante italiano, né le ditte italiane furono invitate alle sedute preparatorie. Il manifesto fu redatto in sola lingua tedesca - segue a pag. 442 - e così il piano di orintamento, con gli indirizzi delle sole ditte tedesche. Si speculò persino sul colore del manifesto, che fu stampato su carta giallo oro con bordi rossi e caratteri neri!
- Una semplice coimcidenza grafica, non intenzionale - assicura l'ex Commissario Generale.
- Fu una coincidenza anche il non aver esposto la bandiera italiana, assieme a quella tedesca e austriaca alzate ai lati dei gonfaloni tirolesi?
- C'era anche il tricolore - smetisce Credaro.
- Il tricolore ungherese, a strisce orizzontali, non il tricolore italiano, a strisce verticali - confuta l'altro. I tedeschi erano ingegnosissimi, quando si trattava di aggirare le prescrizioni della legge italiana e "salvar la faccia" con una beffa ai nostri danni.
- Quali sarebbero stati, dunque, secondo lei, i veri scopi degli organizzatori della fiera? E chi erano gli organizzatori - domanda il Presidente.
- Gli organizzatori furono i dirigenti della camera di Commercio di Bolzano, covo dei pangermanisti più accesi, che eseguivano pedissequamente gli ordini della Deutscher Verband...
- Questa è una insinuazione del tutto gratuita - afferma il teste più anziano.
- Ho qui i documenti che lo dimostrano - dichiara Crupi, estraendo dalla tasca una lettera, che presenta a Sir Mason MacFarlane. - Questa è una lettera del Deutscher Verband, che ordinava alla Camera di Commercio di trovare un'occupazione a un certo Arrigo Peroner, un propagandista tedesco. Ma c'è di peggio...
Il ragionere mostra un altro documento:
- Questa lettera fu scritta dal Deutscher Verband per chiedere l'assunzione di un altro noto propagandista, Rudolf Marsoner, allo stesso Commissario Generale italiano, il senatore Credaro!
Il Presidente esamina il foglio e lo mostra a Credaro:
- Riconosce l'autenticità di questo documento?
- Sì - risponde. - Ma non c'è nulla di strordinario. Ricevevo ogni giorno decine di "raccomandazioni", da ogni parte.
Riprende l'esponente del fascio bolzanese:
- Quanto agli scopi della fiera, quello principale era di dimostare agli stranieri che sarebbero venuti a visitarla che l'Alto Adige aveva conservato l'aspetto dell'anteguerra, e che l'Italia non vi era in casa propria. Inoltre, lo scopo di trovare una conveniente mascheratura per associarsi alle dimostrazioni antitaliane di innsbruck. Per questo, - prosegue a pag. 443 - quando il senatore Credaro rifiutò, secondo la mia richiesta di proibire almeno il corteo...
...omississ...
Riprende la parola il senatore Credaro:
- Io fui informato di quato stavano organizzando i fascisti e della loro intenzione di provocare disordini: perciò il 23 aprile(1921) convocai i dirigenti di Bolzano, tra i quali il rag. Crupi, e li esortai a venire a più miti consigli: ma non vollero darmi ascolto.
- Non potevano ascoltarvi - risponde Crupi. - Io stesso vi confermai ancora una volta quali fossero i veri intenti degli organizzatori del corteo tirolese. Vi riferii che, in una seduta del giorno precedente, i ginnasti di Bolzano avevano deciso di partecipare al corteo in costume tirolese, e di bastonare noi fascisti. Non vi convinceste neppure quando vi mostrai l'articolo dell'Innsbrucker Nachrichten, che inneggiava al plebiscito d'annessione alla Germania(addirittura! ndr) e invitava i tirolesi dell'Alto Adige alla rivolta, con le seguenti frasi: " lo spirito di Andrea Hofer aleggi su di voi. Gente del Tirolo Meridionale, tenetevi pronti alla rivolta!"
...omississ...
Morale: cambiano i tempi ma non i sentimenti ostentatamente antitaliani.
Ritengo che nella lettura storica si possa comprendere come in un luogo, l'Alto Adige, oggetto di guerre e di morti nella prima guerra mondiale, non si sia capito, dalla parte sudtirolese, la opportunità e il vantaggio, unici al mondo, che lo stato italiano ha concesso a loro, dal varo dello Statuto di Autonomia della provincia autonoma di Bolzano.
Un trattato fatto di rispetto(italiano) per una popolazione di altre origini, cultura e tradizioni che potessero vivere insieme a coloro che avevano e che hanno diritto a vivere in Alto Adige, come in altri luoghi del mondo nel reciproco rispetto. Appunto.
Quello che manca in Alto Adige è la reciprocità, tutto va a senso unico, come se quello che loro fanno è perfetto e quello degli "italiani" è sbagliato.
Tutti sapranno che l'appartenenza etnica non è una garanzia o un parametro razziale di perfezione, vista la stessa natura umana, e quindi fallace, di ogni essere umano.
Coloro che hanno ispirato questi malsani principi di superiorità razziale identificabili storicamente con l'ideologia nazista sono un modello a cui fare riferimento anche in Alto Adige?
Spero proprio di no! Non esiste una cultura predominante ma una dignità da difendere.
Soprattutto per chi come noi, italiani, abbiamo permesso ai sudtirolesi di avere quello che hanno, non solo dal punto di vista economico ma anche di libertà di espressione che però è solo a senso unico.
Quando un italiano esprime opinioni, anche colorite e pesanti sul qualche esponente di lingua tedesca, partono le denunce a raffica mentre quando loro (gli Schutzen) marciano in perfetta divisa paramilitare di fronte al Monumento della Vittoria, tutti in silenzio!
Per essere dei bravi professori bisogna dimostrare di conoscere la storia e di farne uso per superare le divisioni e gli aspetti negativi. Alcuni di loro lo hanno capito, come Alexander Langer, e hanno cercato di costruire una casa comune mentre altri fomentano la separazione e addirittura l'autodeterminazione!
In Alto Adige si continua a propagandare la superiorità di una etnia(tedesca) a discapito di un'altra(italiana) che oltre ad essere sommariamente ingiusta e ingiustificata e quantomeno fuori dal tempo. Mi auguro che le cose possano migliorare ma prevedo anni bui nel prossimo futuro perchè le nuove generazioni sono più allettate dal fanatismo piuttosto che da principi di solidarietà e di fratellanza come promulgato da Ghandi e da Suor Teresa di Calcutta, da Papa Giovanni XXIII e da altre straordinarie persone di pace nel mondo.
Buona giornata.
Valerio Rossi
Verona, 9 aprile 2011.
"Nessun meglio di noi fascisti e con più veggenza ha levato la voce per tempo per prevenire conflitti di carattere nazionale nell'Alto Adige. La politica di Nitti prima, e quella di Giolitti poi, pareva ansiosa di provocare il fatto di sangue. L'odierno episodio di Bolzano, non è da mettersi a carico dei fascisti né a carico dei pangermanisti, bensì a carico della politica di viltà praticata lassù da due anni. I tedeschi rispettano l'autorità che si afferma col comando irrevocabile, e la forza che non si piega. La blandizia e il menimpipismo sono stati perciò legittimamente interepretati come viltà e debolezza, se non pure aperto invito a strafottersi dell'Italia, a moltiplicare dimostrazioni antitaliane e ritenere per vero il distacco dall'Italia".
La vittoria italiana - prosegue - aveva portato il tricolore italiano - segue a pag. 432 - al Brennero. Era quello il confine raggiunto a prezzo d'immensi sacrifici di popolo, per il quale il dante, Mazzini, Battisti e i cinquecentomila morti della prima guerra mondiale avevano commesso ai vivi il compito di difenderlo ad ogni costo. Ma le autorità italiane, dall'armistizio in poi, avevano svolto una politica di asservimento al pangermanesimo, politica che aveva portato ad una situazione vergognosa quanto assurda, che costituiva un insulto e una offesa continua e organizzata a quanto è prestigio e dignità italiana. Il governo faceva reprimere ad ogni costo tutte le manifestazioni d'italianità, e non quelle tedesche e antitaliane, che facevano risuonare per le vie di Bolzano canti e inni tedeschi...
.....omissis....
- Può essere dimostrata l'esistenza e l'attività di una organizzazione irredentista filotedesca in Alto Adige?
- Certamente, e può essere utile rifarne la storia - risponde il difensore del duce. - Fin dalla dominazione imperiale austriaca nel Trentino, contro l'irredentismo italiano erano state costituite quattro associazioni: il Schulverein, che istituiva scuole tedesche nei centri italiani; l'Alpenverein, che fabbricava rifugi e promuoveva gite turistiche allo scopo di far conoscere ai tedeschi il trentino e zone di confine; il Sudmark, che creava delle vere oasi tedesche, facilitando l'immigrazione con prestiti e sovvenzioni; infine il Volksbund, che estendeva la propaganda fra i contadini.
"Queste associazioni furono sciolte dopo l'occupazione italiana del Trentino, ma esse si fusero nella Andrea Hofer Bund, il cui programma era la rivendicazione del Tirolo fino alle chiuse di Salorno, come programma minimo, e sino alle chiuse di Verona, come programma massimo. La Andrea Hofer Bund ufficialmente agiva soltanto in Austria, ed infatti la sua sede era a Monaco; ma aveva istituito una filiazione a Bolzano, sotto il nome di Deutscher Verband in Sudtirol.
- Quali erano gli scopi di tale lega?
- Combattere con tutti i mezzi la penetrazione italiana in Alto Adige; mantenere vivi i focolai che l'Austria aveva creati a Lavarone, a Folgaria, in Val Farsena e di Fassa; soffocare i centri di italianità.
- Come poteva svolgere tale suo programma? - sostiene l'interrogatorio il Presidente.
- In vari modi - riferisce il conte Bernadotte . - Innanzitutto, boicottando sistematicamente ogni iniziativa economica e commerciale italiana, per mezzo della Camera di Commercio di Bolzano e dei vari municipi. Ma anche, più subdolamente, facendo mantenere ai loro posti, nei pubblici uffici e amministrazioni, gli impiegati del cessato regime austriaco fedeli alla casa degli Asburgo, e riassumere in servizio coloro che erano stati in un primo tempo licenziati; e ne proponeva addirittura dei nuovi di sentimenti tedeschi, importati dal Brennero. Anche questi aspetti dell'attività tedesca sono rigorosamente documentati. Grazie a queste aderenze, il Deutscher Verband era riuscito persino a far abolire le scuole italiane ed aumentare il numero delle scuole tedesche.
- Rimane da dimostrare - osserva MacFarlane - la dipendenza della Deutscher Verband dalla Andrea Hofer Bund.
- La colleganza è dimostrata dalle sovvenzioni che la lega riceveva dalla Andrea Hofer. Ma il Deutscher Verband traeva i suoi ricchi mezzi finanziari anche da sovvenzioni di industriali e commercianti, e da un canone sulle imposte addizionali che percepiva da tutti i comuni altoatesini.
- Come? - esclama il presidente, incredulo. - Era sovvenzionata dalle amministrazione italiane?
- Sì - conferma Bernadotte - ed il bello è che quei contributi venivano mascherati nei bilanci comunali sotto titoli diversi, quali " spese di ufficio per la tutela di interessi economici", "prestiti di guerra" o "successioni di credito". In tal modo la lega, ben organizzata e ben fornita, aveva raggiunto tale potenza da formare una Stato entro lo - prosegue a pag. 434 - Stato. I dirigenti della lega erano apertamente protetti a Trento dal Commissario Generale della Venezia Tridentina, il senatore Credaro, e a Roma dal sottosegretario Salata. Quello che ai filo-tedeschi non poteva essere concesso a Trento, era concesso a Roma. Credaro e saalata erano massonici, come il segretario della Deutscher Verband, Ernesto Mumelter, e i quattro dirigenti, che nelle elezioni del 15 aprile furono tutti eletti deputati: Toggenburg, Reuth-Nicolussi, Walter e Tinzl. Questo può spiegare molte cose...
...omississ ...
da pag 441
- Lo si è visto, infatti! - esclama l'organizzatore fascista. - Mi deste del pazzo quando vi avvertii che in quell'occasione sarebbe stato organizzato un referendum per l'annessione dell'Alto Adige all'Austria; ma vi doveste ricredere quando esponemmo nei negozi di trento le schede votate, da noi se questrate!
MacFarlane non si raccapezza, e deve chiedere chiarimenti:
- Spiegatevi, per favore: non risulta che sia stato mai indetto un plebiscito o qualcosa del genere.
- Fu infatti una vera pagliaccita dei tirolesi - risponde il rag. Crupi - il cui significato politico non poteva però essere ignorato. I tedeschi riuscivano sempre a fare in Alto Adige le stesse manifestazioni che si svolgevano oltre Brennero, mascherandole con altre cerimonie. Se era una festa nazionale austriaca, anch'essi facevano festa, improvvisando magri la festa ad un patrono. Quando in Austria venne celebrata una giornata di lutto nazionale per l'annessione della Venezia Tridentina, fecero una giornata di lutto nazionale anche i tirolesi, dicendo che era dedicata ai caudti in guerra: e così anche a Trento e Bolzano i negozi vennero parati a lutto e le vetrine furono drappeggiate con i colori giallo e nero. Il 24 aprile(1921) di quell'anno a Innsbruck veniva celebrata una giornata di protesta contro l'Italia: e lo stesso doveva avvenire anche a Bolzano, sia con un corteo, sia allestendo nella sale della fiera campionaria delle urne ove deporre le schede a favore dello stesso plebiscito di annesione che si solgeva a Innsbruck.
- Quindi, secondo lei, la Fiera aveva un secondo fine politico e antitaliano?
- Non secondo me, ma secondo i fatti. La fiera era un trucco e nient'altro.
- Non facciamo dei romanzi gialli - protesta Credaro. - I fascisti si allarmarono per una banda flokloristica ch sarebbe venuta a suonare alla fiera della Bavaria: una cosa perfettamente intonata alle tradizioni di quelle popolazioni. Ma si volle vedere in una banda qualcosa come un esercito di invasione
- Le intenzioni ostili degli organizzatori contro l'Italia erano evidentissime - insiste Crupi. - Innanzi tutto, ne comitato non era stato ciamato alcun rappresentante italiano, né le ditte italiane furono invitate alle sedute preparatorie. Il manifesto fu redatto in sola lingua tedesca - segue a pag. 442 - e così il piano di orintamento, con gli indirizzi delle sole ditte tedesche. Si speculò persino sul colore del manifesto, che fu stampato su carta giallo oro con bordi rossi e caratteri neri!
- Una semplice coimcidenza grafica, non intenzionale - assicura l'ex Commissario Generale.
- Fu una coincidenza anche il non aver esposto la bandiera italiana, assieme a quella tedesca e austriaca alzate ai lati dei gonfaloni tirolesi?
- C'era anche il tricolore - smetisce Credaro.
- Il tricolore ungherese, a strisce orizzontali, non il tricolore italiano, a strisce verticali - confuta l'altro. I tedeschi erano ingegnosissimi, quando si trattava di aggirare le prescrizioni della legge italiana e "salvar la faccia" con una beffa ai nostri danni.
- Quali sarebbero stati, dunque, secondo lei, i veri scopi degli organizzatori della fiera? E chi erano gli organizzatori - domanda il Presidente.
- Gli organizzatori furono i dirigenti della camera di Commercio di Bolzano, covo dei pangermanisti più accesi, che eseguivano pedissequamente gli ordini della Deutscher Verband...
- Questa è una insinuazione del tutto gratuita - afferma il teste più anziano.
- Ho qui i documenti che lo dimostrano - dichiara Crupi, estraendo dalla tasca una lettera, che presenta a Sir Mason MacFarlane. - Questa è una lettera del Deutscher Verband, che ordinava alla Camera di Commercio di trovare un'occupazione a un certo Arrigo Peroner, un propagandista tedesco. Ma c'è di peggio...
Il ragionere mostra un altro documento:
- Questa lettera fu scritta dal Deutscher Verband per chiedere l'assunzione di un altro noto propagandista, Rudolf Marsoner, allo stesso Commissario Generale italiano, il senatore Credaro!
Il Presidente esamina il foglio e lo mostra a Credaro:
- Riconosce l'autenticità di questo documento?
- Sì - risponde. - Ma non c'è nulla di strordinario. Ricevevo ogni giorno decine di "raccomandazioni", da ogni parte.
Riprende l'esponente del fascio bolzanese:
- Quanto agli scopi della fiera, quello principale era di dimostare agli stranieri che sarebbero venuti a visitarla che l'Alto Adige aveva conservato l'aspetto dell'anteguerra, e che l'Italia non vi era in casa propria. Inoltre, lo scopo di trovare una conveniente mascheratura per associarsi alle dimostrazioni antitaliane di innsbruck. Per questo, - prosegue a pag. 443 - quando il senatore Credaro rifiutò, secondo la mia richiesta di proibire almeno il corteo...
...omississ...
Riprende la parola il senatore Credaro:
- Io fui informato di quato stavano organizzando i fascisti e della loro intenzione di provocare disordini: perciò il 23 aprile(1921) convocai i dirigenti di Bolzano, tra i quali il rag. Crupi, e li esortai a venire a più miti consigli: ma non vollero darmi ascolto.
- Non potevano ascoltarvi - risponde Crupi. - Io stesso vi confermai ancora una volta quali fossero i veri intenti degli organizzatori del corteo tirolese. Vi riferii che, in una seduta del giorno precedente, i ginnasti di Bolzano avevano deciso di partecipare al corteo in costume tirolese, e di bastonare noi fascisti. Non vi convinceste neppure quando vi mostrai l'articolo dell'Innsbrucker Nachrichten, che inneggiava al plebiscito d'annessione alla Germania(addirittura! ndr) e invitava i tirolesi dell'Alto Adige alla rivolta, con le seguenti frasi: " lo spirito di Andrea Hofer aleggi su di voi. Gente del Tirolo Meridionale, tenetevi pronti alla rivolta!"
...omississ...
Morale: cambiano i tempi ma non i sentimenti ostentatamente antitaliani.
Ritengo che nella lettura storica si possa comprendere come in un luogo, l'Alto Adige, oggetto di guerre e di morti nella prima guerra mondiale, non si sia capito, dalla parte sudtirolese, la opportunità e il vantaggio, unici al mondo, che lo stato italiano ha concesso a loro, dal varo dello Statuto di Autonomia della provincia autonoma di Bolzano.
Un trattato fatto di rispetto(italiano) per una popolazione di altre origini, cultura e tradizioni che potessero vivere insieme a coloro che avevano e che hanno diritto a vivere in Alto Adige, come in altri luoghi del mondo nel reciproco rispetto. Appunto.
Quello che manca in Alto Adige è la reciprocità, tutto va a senso unico, come se quello che loro fanno è perfetto e quello degli "italiani" è sbagliato.
Tutti sapranno che l'appartenenza etnica non è una garanzia o un parametro razziale di perfezione, vista la stessa natura umana, e quindi fallace, di ogni essere umano.
Coloro che hanno ispirato questi malsani principi di superiorità razziale identificabili storicamente con l'ideologia nazista sono un modello a cui fare riferimento anche in Alto Adige?
Spero proprio di no! Non esiste una cultura predominante ma una dignità da difendere.
Soprattutto per chi come noi, italiani, abbiamo permesso ai sudtirolesi di avere quello che hanno, non solo dal punto di vista economico ma anche di libertà di espressione che però è solo a senso unico.
Quando un italiano esprime opinioni, anche colorite e pesanti sul qualche esponente di lingua tedesca, partono le denunce a raffica mentre quando loro (gli Schutzen) marciano in perfetta divisa paramilitare di fronte al Monumento della Vittoria, tutti in silenzio!
Per essere dei bravi professori bisogna dimostrare di conoscere la storia e di farne uso per superare le divisioni e gli aspetti negativi. Alcuni di loro lo hanno capito, come Alexander Langer, e hanno cercato di costruire una casa comune mentre altri fomentano la separazione e addirittura l'autodeterminazione!
In Alto Adige si continua a propagandare la superiorità di una etnia(tedesca) a discapito di un'altra(italiana) che oltre ad essere sommariamente ingiusta e ingiustificata e quantomeno fuori dal tempo. Mi auguro che le cose possano migliorare ma prevedo anni bui nel prossimo futuro perchè le nuove generazioni sono più allettate dal fanatismo piuttosto che da principi di solidarietà e di fratellanza come promulgato da Ghandi e da Suor Teresa di Calcutta, da Papa Giovanni XXIII e da altre straordinarie persone di pace nel mondo.
Buona giornata.
Valerio Rossi
Verona, 9 aprile 2011.

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